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Il Mercato

LA CONGIUNTURA DEL SETTORE PELLETTERIA NEL 2009

Una marcata intonazione negativa di tutti i principali indicatori economici ha caratterizzato l’andamento del settore pellettiero nel 2009, sia accentuando le difficoltà già delineatesi nel primo semestre dell’anno, sia peggiorando notevolmente rispetto all’anno precedente.
La crisi ha eroso in breve tempo i risultati più che lusinghieri conseguiti in misura diffusa nel biennio 2006­2007, vanificando in larga parte gli sforzi di riposizionamento compiuti dalle aziende per adeguarsi ai rapidi mutamenti della domanda finale.
Ma la crisi ha anche posto termine­almeno per il momento – ad un felice periodo di grande vitalità dell’accessorio in pelle nei mercati tradizionali.
Il quadro di sintesi che emerge a consuntivo 2009, non pare dunque indicare segnali di imminente cambio di intonazione del ciclo congiunturale, per il quale occorrerà aspettare almeno la seconda parte del 2010.
Il settore pellettiero ha infatti subito con effetti ritardati rispetto ad altri comparti produttivi i contraccolpi della recessione, sia a causa della ciclicità stagionale delle vendite, sia per la forza attrattiva che i prodotti in pelle e la borsetta in particolare, hanno continuato ad esercitare in termini di propensione al consumo, anche dopo il manifestarsi dei primi segnali di sofferenza, sul finire del 2008.
La ripartenza sarà dunque prevedibilmente differita e arriverà a ritmi blandi e strettamente dipendenti dal grado di rivitalizzazione dal commercio globale.
Tutto sarà evidentemente correlato ad una inversione di tendenza dei consumi, a tutti i livelli, sia nei mercati consolidati, sia in quelli emergenti nei quali la crisi ha peraltro accentuato le opportunità di sviluppo dovute all’espansione delle classi di reddito elevato.
In prospettiva, sul mercato interno, in assenza di uno spostamento della spesa verso i beni durevoli, o di investimento, generata nel 2009 dagli incentivi di Governo alla rottamazione, è verosimile attendersi una maggiore propensione al consumo anche di articoli di pelletteria.
In generale comunque, anche se si è in presenza di segnali di ripresa del commercio mondiale e di una possibile, rinnovata vitalità della domanda interna, gli effetti della recessione continueranno con ogni probabilità a condizionare l’evoluzione dei prossimi mesi, dando luogo anche per il settore pelletteria, a qualche spunto positivo verso la fine dell’anno, che rimarrà peraltro di moderata entità permanendo i livelli di domanda e di attività ancora distanti da quelli precedenti alla crisi.

 

LA PRODUZIONE

La negativa intonazione del quadro economico complessivo del settore per il quale si assiste ad una forte contrazione del fatturato estero, ad un brusco assestamento delle importazioni e ad un sensibile calo dei consumi domestici ha inciso profondamente sui livelli produttivi del settore, segnando una sensibile contrazione del valore (-­19%) che si attesta a 3.150 milioni di euro.
La produzione manifatturiera in generale evidenzia per l’Italia un divario del 24,4% tra i valori 2009 e quelli massimi dell’aprile 2008; cioè la forbice più ampia dopo la Spagna, tra i Paesi industrializzati.
Le stime elaborate dal Centro Studi Confindustria, nonostante qualche cenno di ripresa a partire da settembre, indica nel 2017 l’anno nel quale il nostro Paese sarà in grado di tornare a livelli produttivi pre crisi.
La fortissima caduta della domanda complessiva di beni di consumo ha dunque fortemente penalizzato il settore manifatturiero italiano e quello pellettiero in particolare caratterizzato da una marcata propensione all’export.
La stretta creditizia non ha poi agevolato l’attività produttiva delle imprese e soprattutto delle piccole e micro imprese che costituiscono il tessuto connettivo del settore pellettiero; queste ultime hanno incrementato in modo rilevante la loro esigenza di credito cui è corrisposta, da parte delle banche una accentuata selettività per la concessione dello stesso.
L’aumento del ricorso al credito da parte delle imprese è dovuto in gran parte all’allungamento dei tempi di pagamento, già molto più lunghi, mediamente, in Italia (88 giorni) rispetto ad altri paesi europei, e che si sono ampliati ulteriormente con la fase recessiva. Ciò ha generato carenza di liquidità dando vita, a sua volta, alla necessità di ricorrere al credito bancario.

 

LE ESPORTAZIONI

Il fatturato estero del settore, a fine novembre, ha fatto registrare una diminuzione del 20%, attestandosi a 2.460 milioni di euro, ossia un valore poco superiore a quello del 2005.
Un flessione che diventa ancora più accentuata se riferita alle esportazioni dei soli prodotti in pelle (­-23,4%) e che si aggrava ulteriormente per le borse da donna (­-26,2%) che rappresentano un terzo del fatturato estero complessivo.
La situazione è rimasta dunque invariata rispetto al primo semestre, senza mostrare segni di attenuazione della caduta ed anzi in qualche caso aggravandola leggermente.
I mercati d’altronde non potevano rispondere come in parte si poteva sperare almeno verso la fine dell’anno, quando timidi segnali di ripresa si sono intravisti nello scenario economico mondiale; questi segnali potranno trovare maggiore concretezza tra la metà e la parte finale del 2010, anche per l’esigenza di riassortimento del commercio al dettaglio che ha congelato il più possibile gli acquisti.
Anche nei volumi, le vendite estere hanno mostrato consistenti arretramenti (-­19%) che hanno riguardato in misura più rilevante le borse da donna in pelle (­-26,5%), seguite dagli articoli da viaggio-21,5%), dalle cinture (-­18,9%) e dalla piccola pelletteria-16,6%).
La contrazione dell’export ha interessato tutti i mercati, con una punta massima per la Russia (-­46% in valore e –42,5% in volume); forti arretramenti verso gli USA (­-34,8% in valore e –30,5% in volume) e il Giappone (-­13% in valore e ­-19% in volume), cui fa seguito una serie di segni negativi, quasi sempre a due cifre, che fotografano quanto sia stato generalizzato il calo della domanda provocato dalla recessione mondiale.
La debolezza del dollaro, che tra marzo e dicembre 2009 ha perso in termini effettivi nominali il 12,9% e che rispetto all’euro si è svalutato del 17,3%, non ha aiutato.
In Russia, dopo un lungo periodo di sostenuta crescita delle vendite al dettaglio in generale e in particolare di quelle di prodotti in pelle, il peggioramento delle condizioni economiche e la contrazione del reddito disponibile, hanno arrestato il trend di sviluppo del settore in un mercato che rimane comunque di forte potenzialità nel medio periodo.
In Giappone i consumi delle famiglie hanno fatto registrare a dicembre il quinto rialzo consecutivo dopo una acuta fase recessiva che ha avuto connotazioni forse peggiori di quella Europea e Statunitense. Una domanda debole ha inciso sull’andamento del PIL (sceso del 5% nel 2009) ed è stata fortemente condizionata dall’indebolimento del mercato del lavoro, alle prese con un forte tasso di disoccupazione. Il recupero delle posizioni perse dal settore sarà difficile nel breve periodo anche se, rispetto ad altri mercati primari quello giapponese ha mostrato una caduta più contenuta pur se di rilevante consistenza.

 

LE IMPORTAZIONI

In frenata anche le importazioni, che cedono il 9,3% in valore e il 16,5% in volume.
Il segnale più evidente di quanto sia stata negativa l’intonazione della domanda interna per i prodotti di pelletteria arriva dalla Cina, che vede flettere per la prima volta dopo una lunga serie positiva le sue esportazioni nel nostro paese (­-8% in valore e –16,4% in volume).
Ancora più consistente il calo delle importazioni provenienti dall’India (­-19% in valore e –28% in volume) e, in generale, da tutti i Paesi dell’Est Europa da cui rientra parte della produzione delocalizzata in questi mercati: Bulgaria -­37,5%; Ungheria ­-41%; Romania –24,2%.

 

I CONSUMI INTERNI

Dopo un primo semestre 2009 di sostanziale tenuta, l’andamento dei consumi ha subito una drastica inversione di tendenza nella seconda parte dell’anno, che si è chiuso con una flessione quantitativa del 3,3% e della spesa del 1,3%; i prezzi medi flettono invece del 2%.
Il valore complessivo degli acquisti di pelletteria da parte delle famiglie italiane ammonta a 1.620 milioni di euro, rappresentato per il 60% dalle borsette per donna.
Quella della pelletteria è stata nel 2009, la peggiore performance nell’ambito del comparto moda.
La spesa delle famiglie italiane è diminuita complessivamente del 2% pur con una debole tendenza al recupero nel secondo e terzo trimestre dell’anno.
In parte gli incentivi alla rottamazione delle auto hanno concorso a determinare una dinamica sofferta per i beni non durevoli come i prodotti di pelletteria, ma più pesantemente hanno contribuito alla flessione l’andamento del reddito disponibile e di tutti i fattori che concorrono a determinarlo, quali l’occupazione, le politiche fiscali e il clima di fiducia delle famiglie, al minimo nel corso dell’anno.

 

L'OCCUPAZIONE

La crisi ha determinato anche nel settore pellettiero la contrazione dei livelli occupazionali; questi sono risultati in sensibile calo nel 1° semestre dell’anno mentre nella seconda parte, pur rimanendo ancora una situazione di criticità si è assistito a un andamento più stabile.
Molto elevato è stato il ricorso agli ammortizzatori sociali; che nel comparto pelli, cuoio, calzatura ha toccato una media di quattro settimane per addetto .
Numerose aziende hanno cessato l’attività soprattutto tra quelle con lavorazione in conto terzi che hanno sofferto le difficoltà delle griffes committenti nell’esaurimento delle scorte a magazzino e nel riassortimento degli ordini; gli impianti sono stati utilizzati mediamente, per la metà della loro capacità (48%).
Si stima che nel corso del 2009 vi sia stata nel settore una perdita di occupazione del 2,1% e che questa proseguirà nel 2010 intorno al 4% mentre per le aziende che hanno cessato, l’attività la stima è del 5% e ha riguardato in particolare il distretto produttivo toscano.

 

ALLEGATO STATISTICO: Tabelle

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